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FIBROMIALGIA: LA DIETA CHETOGENICA SERVE?


Cosa si intende per fibromialgia o sindrome fibromialgica (FMS)?
Quanto è diffusa la patologia?
Come si può modificare lo stile di vita per ridurre i sintomi?


La fibromialgia o meglio sindrome fibromialgica è un disturbo che colpisce in prevalenza le donne e ha come sintomo principale il dolore che colpisce circa 2 milioni di italiane.


 

E’ un patologia invalidante che altera la qualità della vita,  che ha come sintomo cardine un dolore muscolo-scheletrico diffuso cronico.

Questo deriva da un’aumentata eccitabilità dei neuroni e un abbassamento della soglia del dolore che spesso è aggravato da condizioni di stress psico-fisico.

Sintomi caratteristici presenti nella maggior parte dei pazienti: 

  • disturbi del sonno (sonno notturno poco profondo e non ristoratore)
  • cefalea muscolotensiva o emicranica
  • sensazione di stanchezza (astenia)
  • rigidità mattutina (specie al collo e alle spalle)
  • colon irritabile (stipsi e/o diarrea)
  • parestesie (costituite da formicolii e sensazioni simili a punture)
  •  bruciore a urinare
  • sensazione di gonfiore alle mani
  • dolori al torace
  • perdita di memoria
  • difficoltà di concentrazione
  • disturbi della sfera affettiva (ansia e/o depressione)

 

CRITERI DIAGNOSTICI

 

Non ci sono marker sierologici utili per la diagnosi della patologia. Spesso anche i marker infiammatori come VES e PCR sono nella norma e la vitamina D bassa.

Nel 1990 la diagnosi era la presenza di dolorabilità di dolore negli 11 dei 18 tender points (dei punti sul corpo che alla pressione erano doloranti).

Nonostante i loro limiti, i criteri ACR del 1990 hanno portato il riconoscimento ufficiale all’FMS.

Nel 1992, la FMS è stata inclusa nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD), ha ricevuto il riconoscimento internazionale come fonte di disabilità e finanziamenti da istituzioni di ricerca e governative e ha ottenuto il riconoscimento accademico.

Nel 1992, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto la FMS come malattia ed è stata classificata come un tipo di reumatismo non articolare sotto il codice M.79.7 dell’ICD. Pertanto, i criteri diagnostici ACR del 1990 hanno contribuito a legittimare la sindrome.

Nel 2010 l’ACR ha proposto una nuova versione dei criteri diagnostici basata esclusivamente sull’utilizzo di due scale: il Widespread Pain Index (WPI) e la Symptom Severity Scale (SS).

Il WPI comprende un elenco di 19 aree dolorose (intervallo di punteggio: 0-19). I pazienti riferiscono se ogni punto fa loro male.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7230253/

 

La SS comprende due parti: la parte SS2a (con una scala Likert a 4 punti; da 0 a 3) valuta la gravità della fatica, il risveglio non riposato e i sintomi cognitivi.

La parte SS2b consiste in una lista di controllo di 41 sintomi (sindrome dell’intestino irritabile, affaticamento/stanchezza, debolezza muscolare, Raynaud, ronzio nelle orecchie, ecc.).

I pazienti devono dichiarare se hanno o meno questi sintomi.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7230253/

In base al numero di sintomi, i pazienti sono inclusi in uno dei quattro intervalli di punteggio: 0 sintomi (punteggio 0), da 1 a 10 sintomi (punteggio 1), da 11 a 24 sintomi (punteggio 2) e 25 o più sintomi (punteggio di 3). Il SS (intervallo di punteggio: 0–12) è derivato dalla somma dei risultati delle parti SS2a (intervallo di punteggio: da 0 a 9) e SS2b (intervallo di punteggio: 0–3).

Per diagnosticare la FMS, deve essere soddisfatta una di queste due condizioni: un WPI ≥ 7 e SS ≥ 5, o un WPI tra 3 e 6 e SS ≥ 9. Analogamente ai criteri del 1990, è obbligatorio che i sintomi siano presenti almeno per 3 mesi.

I criteri del 2010 richiedono sempre la valutazione di un medico e non dovrebbero mai essere sostituiti dall’autovalutazione del paziente. I criteri ACR 2010 sono stati convalidati nelle popolazioni iraniana, giapponese, francese, turca e spagnola, ma sono stati criticati a causa della necessità di un medico di valutare i sintomi, che limita l’utilità negli studi su larga scala e porta a possibili distorsioni dovute alla soggettività delle valutazioni dei medici.

Anche i criteri ACR 2010 sono stati criticati.
In risposta Wolfe et al.  ha mostrato che i punteggi SS si correlano meglio con i punteggi WPI (0,73) che con il conteggio dei tender point (0,68).

 

CAUSE POSSIBILI 

DANNO MITOCONDRIALE e DEFICIT DI COENZIMA Q10

Una delle ipotesi delle cause della fibromialgia è il danno mitocondriale. I mitocondri sono dei piccoli organelli all’interno delle cellule che servono per produrre energia.
Nelle persone con sindrome fibromialgica essi lavorano in maniera poco efficace e questo ha come effetto un eccesso di produzione di radicali liberi (ROS) che vanno a danneggiare le cellule e i tessuti.
In concomitanza c’è una basso livello di coenzima Q10 che normalmente svolge un’azione di protezione questi radicali liberi, e nelle persone fibromialgiche è carente.

ALTERATA ECCITABILITA’ NEURONALE

A livello genetico, sono state identificate numerose alterazioni di geni coinvolti nel metabolismo dei alcuni neurotrasmettitori, che intervengono nel controllo della trasmissione del dolore.

In particolare vi sarebbe una ridotta attività dei neurotrasmettitori inibitori, come la serotonina e la noradrenalina, e un’aumentata attività di quelli eccitatori come la sostanza P e il glutammato e la dopamina soprattutto in condizioni di stress

La serotonina è uno dei neurotrasmettitori maggiormente coinvolti nella patogenesi della fibromialgia con importante correlazione tra deficit ematico di triptofano (precursore della serotonina) e la gravità di sintomi dolorosi, disturbi del sonno e del tono dell’umore.

INFIAMMAZIONE

Benché la fibromialgia non possa essere classificata né come patologia reumatica, né autoimmunitaria né infiammatoria ha delle cose in comune con questi tipi di patologie.
E’ stato però visto che può avere anche una base infiammatoria in quanto in alcuni soggetti è stato riscontrato un aumento della VES e della PCR.

 

PROTOCOLLO CHETOGENICO NELLA SINDROME FIBROMIALGICA

Uno dei protocolli dietetici che si sta dimostrando efficace nella gestione della sindrome fibromialgica è il protocollo chetogenico.

Esso si basa sulla riduzione dei carboidrati per spingere il corpo all’utilizzo dei grassi di riserva come energia.

L’utilizzo dei grassi a scopo energetico ha come effetto la produzione di sostanze definite corpi chetonici che sono un’ottima fonte di energia per il nostro cervello e per i nostri muscoli e per il cuore (anch’esso è un muscolo).

La chetogenesi è un meccanismo adattativo del nostro corpo a situazioni di digiuno prolungato.
Nella preistoria infatti non avevamo a disposizione 5 pasti al giorno e il corpo umano si è adattato in questo modo.

La dieta chetogenica è un protocollo che va affidato ad un professionista della nutrizione in quanto è necessario che venga adattato al singolo caso.

Una bella testimonianza è quella di Monica, che quando è venuta in studio ad aprile 2021 lamentava dolori muscolari, disturbi del sonno, reflusso gastro esofageo, confusione mentale.

Il percorso non è stato sempre facile, ci sono stati dei momenti di difficoltà. Monica si è impegnata con se stessa e con me per almeno un anno, perchè sapeva benissimo che altrimenti alla prima difficoltà sarebbe stato facile mollare.

Applicando il metodo CALMA in particolare la parte di atteggiamento mentale invece il suo percorso si è dimostrato addirittura entusiasmante e scrive:

"Buongiorno, scrivo queste poche righe come testimonianza e sperando possa essere di aiuto per quelle persone che come me soffrono di fibromialgia.
Non ho scelto l’alimentazione chetogenica per dimagrire, ma più per sistemare alcuni acciacchi di salute in seguito a consiglio medico, nel contesto ho anche perso qualche Kg (ne avevo comunque bisogno)
Ho iniziato ad aprile 2021, ad oggi novembre i dolori della fibromialgia stanno regredendo e sono notevolmente diminuiti anche i problemi di stomaco (reflusso).
Nell’ultimo mese ho iniziato anche a fare attività fisica più intensa senza avere i classici dolori!"

Il protocollo chetogenico ha come effetto fisiologico una riduzione dell’infiammazione, combatte lo stress ossidativo, dona buonumore e lucidità mentale, energia fisica.

Non vi scrivo quello che ha mangiato Monica e come ha integrato in quanto è stato il suo personale percorso adattato di volta in volta.

Quello che vorrei passare come messaggio a tutte le persone che mi leggono e che soffrono di questa patologia o che hanno un amico o un parente che ne soffre è che in alcuni casi attraverso un approccio integrato si possono avere dei bellissimi miglioramenti.

 

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BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA

Aaron et al. Arch Int. Med 2000
https://sindromefibromialgica.it/fibromialgia/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7230253/
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29761101/

 

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