Mangiare alla cieca: quando spegni la vista si accendono i sensi
Giovedì 26 febbraio 2026 sera ho partecipato per la prima volta a una cena completamente al buio a Ventimiglia presso il Geppy’s Bistrot.
Buio vero. Totale. Senza nemmeno una piccola fonte di luce.
Non si tratta — come si potrebbe pensare — di una cena “a sorpresa” in cui non sai cosa mangi.
In realtà è anche questo: il menù non viene svelato, puoi comunque comunicare se hai problematiche di intolleranze o allergie.
Si tratta piuttosto di un’esperienza molto diversa: mangiare senza poter vedere nulla.
Prima di entrare ci hanno chiesto di togliere tutto ciò che potesse illuminarsi: telefoni, smartwatch, orologi. Anche chi aveva lancette fosforescenti ha dovuto lasciarle fuori.
Poi la porta si è chiusa… e la vista è sparita.
Quando manca la vista, cambia tutto
Io sono una persona molto visiva.
Il mio modo di comunicare, orientarmi e sentirmi sicura passa tantissimo dagli occhi e allo stesso tempo ho il canale auditivo meno sviluppato, tanto è che non mi danno fastidio i rumori e riesco a lavorare in ambienti anche affollati (pensa che scrivo i libri al bar 😅)
Per questo la prima sensazione è stata destabilizzante.
Senza la vista, tutti gli altri sensi si sono amplificati immediatamente:
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i rumori sembravano molto più forti
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le voci rimbombavano nello spazio
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il suono delle posate sul piatto diventava quasi invadente
Ci sono stati momenti in cui mi sono sentita perfino infastidita, come se il mondo fosse improvvisamente “troppo”.
Ed è stata una scoperta importante: quanto la vista, normalmente, filtri e organizzi la nostra percezione ho finalmente compreso le persone a cui i rumori fanno perdere la concentrazione.
Mangiare con le mani per “vedere” il cibo
A un certo punto ho sentito il bisogno di smettere di usare le posate.
Istintivamente ho iniziato a mangiare con le mani.
Non per comodità, ma per orientarmi.
Per capire la forma del cibo.
Per esplorarlo prima di portarlo alla bocca.
In quel momento ho capito che stavo letteralmente “vedendo” con il tatto.
E il gusto diventava molto più intenso.
Un potente esercizio di mindful eating
In ambulatorio durante le consulenze emerge spesso il tema del “mangiare con gli occhi”
Finiamo quello che abbiamo nel piatto non per fame dello stomaco, ma perchè lo vediamo.
Guardiamo:
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le calorie
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le porzioni
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ciò che “dovremmo” o “non dovremmo” mangiare
Ma ascoltiamo molto poco:
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il gusto reale
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i segnali di fame e sazietà
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le sensazioni corporee
La mindful eating lavora proprio su questo: allenare gli altri sensi per tornare a una dimensione di ascolto del corpo.
Quando deleghiamo meno alla testa e di più ai sensi e allo stomaco, diventa più facile:
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mangiare con consapevolezza
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riconoscere quando siamo sazi
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uscire dall’automatismo del “finire tutto”
Imparare da chi vive senza la vista
Un altro aspetto molto potente è stato osservare — anzi, percepire — chi ci accompagnava durante la cena.
Due camerieri Antonio e Fabrizio erano parte della squadra Liguria Calcio non Vedenti, ed un’altra Patrizia era la compagna di uno di loro.
Si muovevano con una sicurezza sorprendente.
Riuscivano a orientarsi contando le sedie, riconoscendo i suoni, percependo lo spazio in modo per noi quasi impensabile.
È stato un piccolo ma significativo cambio di prospettiva: rendersi conto di quanto i loro sensi siano sviluppati e di come riescano a muoversi in un mondo che noi, senza vista, viviamo come totalmente disorientante.
Cosa mi sono portata a casa
Questa cena al buio è stata molto più di un’esperienza sensoriale.
È stata un promemoria potente: spesso mangiamo con gli occhi, con le regole, con le abitudini.
Ma quando spegniamo lo sguardo… possiamo finalmente iniziare a nutrirci davvero.
Una domanda per te: mangi più con gli occhi… o con gli altri sensi?



