OSTEOPOROSI: strategie nutrizionali e stile di vita

L’osteoporosi è una patologia scheletrica che comporta una riduzione della densità ossea e una fragilità che aumenta il rischio di fratture, specialmente in aree come il femore, le vertebre e i polsi. Questa malattia è particolarmente diffusa tra le donne in post-menopausa a causa della diminuzione dei livelli di estrogeni, ma può colpire anche uomini e giovani, specie se affetti da malattie croniche come celiachia non diagnosticata o in terapia con cortisonici.

Classificazione

L’osteoporosi può essere suddivisa in diverse categorie in base alle cause:

  • Osteoporosi post-menopausale: prevalente tra le donne dopo la menopausa, si verifica a causa della riduzione degli estrogeni, che svolgono un ruolo chiave nel mantenimento della massa ossea. Colpisce principalmente le vertebre e il radio distale, aumentando il rischio di fratture in queste aree.
  • Osteoporosi da glucocorticoidi: legata all’uso prolungato di cortisonici, che riducono la formazione ossea e accelerano la perdita di massa ossea. Le fratture vertebrali sono comuni in questo tipo di osteoporosi.

Diagnosi

La diagnosi di osteoporosi si basa su:

  • Anamnesi e valutazione del rischio di fratture: il medico raccoglie informazioni sulla storia clinica del paziente, eventuali fratture precedenti, stile di vita e condizioni di salute.
  • Esami di laboratorio: utili per escludere altre cause di riduzione della densità ossea, come malattie endocrine o carenze nutrizionali.
  • Esami strumentali: la misurazione della densità minerale ossea (BMD) mediante l’esame DXA (Dual-energy X-ray absorptiometry) è il gold standard per la diagnosi di osteoporosi. Questo esame viene effettuato in zone rappresentative come il rachide e il collo del femore, dove la densità ossea è più indicativa dello stato globale del paziente.

La classificazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) prevede la valutazione dei risultati tramite il T-score, che confronta la densità ossea del paziente con quella di una popolazione sana. I valori si interpretano in base a un codice colore:

  • Verde: densità ossea normale, basso rischio di fratture.
  • Giallo: osteopenia, medio rischio di fratture.
  • Rosso: osteoporosi, alto rischio di fratture.

Picco di massa ossea e cause della perdita ossea

Il picco di massa ossea viene raggiunto generalmente intorno ai 30 anni, momento in cui le ossa sono più forti e dense. Questo picco è influenzato da fattori genetici e ambientali, tra cui l’attività fisica, la dieta, la forza muscolare e gli ormoni.

Dopo il raggiungimento del picco, ogni ciclo di rimodellamento osseo porta a una leggera perdita di massa, che è un fenomeno fisiologico.

Con l’invecchiamento, gli osteoblasti (cellule che formano nuovo tessuto osseo) perdono la loro capacità di sintesi, mentre i processi di riassorbimento osseo da parte degli osteoclasti diventano predominanti. Anche la diminuzione dei livelli di GH (ormone della crescita) e dei fattori di crescita contribuisce alla perdita ossea, aggravata dalla ridotta attività fisica.

Esercizio fisico per prevenire il declino osseo

Il movimento è fondamentale per stimolare il rimodellamento osseo. Con l’età, ridurre il movimento accelera la perdita di massa ossea, poiché vengono meno le forze meccaniche che stimolano l’attività muscolare e ossea.

Studi scientifici dimostrano che l’entità del carico influisce maggiormente sulla densità ossea rispetto al numero di ripetizioni degli esercizi.
Per questo motivo, gli esercizi di forza con pesi risultano essere tra i più efficaci nel mantenere una buona densità ossea, migliorando anche la forza muscolare e la coordinazione, riducendo così il rischio di cadute.
Qui possiamo dunque sfatare il falso mito che il nuoto sia l’attività migliore e che non si debbano sollevare  pesi.
Ovviamente ognuno dovrà commisurare l’esercizio fisico in base al livello di partenza, per questo il mio consiglio è sempre quello di farsi seguire individualmente da un personal trainer o un fisioterapista che conosca bene la condizione e come gestirla.

Strategie nutrizionali

Una corretta alimentazione gioca un ruolo chiave nella prevenzione e gestione dell’osteoporosi. È importante garantire un adeguato apporto di proteine, poiché la malnutrizione proteico-energetica (PEM) può contribuire alla fragilità ossea:

  • Proteine: un apporto di almeno 1 grammo di proteine per kg di peso corporeo ideale è consigliato, con la possibilità di aumentare leggermente questa quantità a discrezione del professionista sanitario. Evitare diete troppo ipocaloriche e ipolipidiche è essenziale per prevenire la perdita di massa ossea.
  • Alimenti ricchi di calcio come verdure a foglia verde, mandorle, sardine e semi di sesamo devono essere preferiti rispetto ai latticini. Troviamo anche calcio altamente assimilabile nell’acqua.
    Non è vero che bisogna mangiare tanto parmigiano!
  • Collagene idrolizzato: il collagene è la proteina più presente all’interno del nostro corpo e può essere integrata per sostenere la rigenerazione dei tessuti. Il mito da sfatare che tanti detrattori contestano ed hanno ragione è che il collagene che integri non va direttamente a riempire le rughe, ma il corpo aumenta la produzione endogena di collagene e lo mette dove serve!
  • Oltre a quello che può essere utile mi preme sottolineare che ci sono alcuni fattori come l’abuso di thè, caffè, fumo e alcol che non sono benefici per le nostre ossa e in particolare interferiscono con l’assorbimento di calcio.

Latticini e osteoporosi: falsi miti

Non è vero che mangiare tanti formaggi e latticini sia una cura per l’osteoporosi. Il rapporto corretto calcio/fosforo dovrebbe essere superiore a 1, ma nei latticini è inferiore a 1, rendendo il calcio poco biodisponibile:

  • Studio epidemiologico: un’importante ricerca condotta su 77.761 donne tra i 34 e i 59 anni ha dimostrato che il consumo di tre o più bicchieri di latte al giorno aumenta il rischio di fratture all’anca in donne con osteoporosi.
  • Altri effetti negativi: l’eccessivo consumo di latticini può contribuire a uno stato di acidosi tissutale dovuto all’alto contenuto di proteine e sali, oltre alla presenza di grassi trans-idrogenati che favoriscono l’infiammazione. Inoltre, il latte può causare lo sviluppo di intolleranze alimentari e reazioni avverse.

Integrazione: quando è necessaria

In alcuni casi, può essere utile ricorrere a specifici integratori per migliorare la salute delle ossa:

  • Calcio: il calcio citrato è preferibile rispetto al carbonato per la sua migliore assorbibilità e biodisponibilità. Le dosi raccomandate sono tra 500 mg e 1 g al giorno.
  • Vitamina D: necessaria per l’assorbimento del calcio, la dose giornaliera consigliata è di 2000-4000 UI. La vitamina D in forma oleosa garantisce una maggiore efficacia.
  • Vitamina K2: la combinazione di vitamina D e K2 aiuta a prevenire la calcificazione arteriosa e migliora la mineralizzazione ossea. Il rapporto ottimale è 1000 UI di vitamina D per 100 mcg di vitamina K2.
  • Magnesio bisglicinato: favorisce l’assorbimento del calcio senza alterare il pH gastrico o interferire con la motilità intestinale.
  • Zinco, silicio e boro: minerali che stimolano la formazione di osteoblasti, migliorano la densità minerale ossea e inibiscono il riassorbimento osseo.

Conclusioni

L’osteoporosi può essere gestita con un approccio integrato che combina una corretta alimentazione, esercizio fisico e, quando necessario, una supplementazione mirata. Evitare i falsi miti legati ai latticini e preferire una dieta ricca di proteine e vegetali può fare la differenza nella prevenzione di questa patologia. Inoltre, gli integratori di calcio, vitamina D e K2, insieme a magnesio, zinco e altri minerali, sono fondamentali per sostenere la salute delle ossa.

Consulta anche: linee guida della Società Italiana di Endocrinologia

 

 

Condividi questo articolo

Potrebbero anche interessarti